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Perché le patologie internistiche vengono definite complesse?
Le patologie internistiche sono considerate complesse perché coesistono simultaneamente nello stesso paziente e interessano, nella maggior parte dei casi, organi vitali come cuore, reni e cervello.
Un esempio tipico è rappresentato dal paziente anziano affetto da pluripatologie (o comorbidità), che può presentare contemporaneamente:
- diabete;
- scompenso cardiaco;
- bronchite cronica;
- insufficienza renale cronica;
- insufficienza respiratoria secondaria a patologie restrittive o meccaniche (come l’obesità grave).
In questi casi, è indispensabile una visione d’insieme per comprendere come le varie condizioni interagiscano e influenzino l’equilibrio complessivo della salute del paziente.
Qual è il ruolo dell’internista nella gestione della complessità?
Il medico internista ha il compito di valutare i meccanismi che possono determinare un peggioramento delle patologie già note e di intervenire modificando e ottimizzando la terapia in corso, per riportare il paziente a uno stato di compenso clinico.
Tuttavia, il suo ruolo non si limita al solo trattamento: l’internista è anche chiamato a indagare e identificare l’origine di sintomi nuovi o persistenti.
Quando serve una diagnosi approfondita?
Un esempio classico è il paziente che manifesta un dimagrimento progressivo non spiegato: in questo caso, l’internista attiva un percorso diagnostico completo, utilizzando esami e metodiche mirate per individuare la causa precisa del sintomo, al fine di giungere a una diagnosi e definire un trattamento adeguato.
Coinvolgendo più organi vitali, queste patologie richiedono una visione e valutazione globale della situazione clinica del paziente.
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