Giornata Internazionale dell'Infermiere

2026-05-12
Giornata Internazionale dell'Infermiere

La Giornata Internazionale dell'Infermiere ricorre ogni anno il 12 maggio, data scelta in onore della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna. L'iniziativa è promossa dal Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN) ed è riconosciuta in tutto il mondo come occasione per valorizzare il contributo fondamentale di questi professionisti alla salute pubblica.

La Casa di Cura San Camillo aderisce a questa giornata, rinnovando il proprio impegno a sostenere e riconoscere il valore umano e professionale di chi si prende cura degli altri.

Per questa occasione, abbiamo voluto dar voce a chi ogni giorno percorre le corsie della nostra struttura. Le testimonianze dirette dei nostri professionisti raccontano una professione che è, prima di tutto, una scelta di vita.

 

 

La parola ai nostri infermieri

 

Mia mamma mi diceva che sin da piccola ho sempre avuto la “sindrome della crocerossina”, inteso come quella voglia, quasi bisogno, di dover necessariamente aiutare gli altri.

Con gli anni, quest’attribuzione la sentivo sempre più ricamata addosso.. quasi come fosse un mio “vestito”. A chi mi chiede come io sia diventata infermiera, rispondo sempre che “mi è capitato”. Per quanto questo possa sembrare strano, i miei piani per la vita erano diversi da tutto ciò che ad oggi sono, ma come ogni cosa che si progetta minuziosamente c’è sempre qualcos’altro che arriva all’improvviso ed è pronto a stravolgere ogni piano previsto. Ad oggi, per me, essere infermiera non è solo una professione, ma è diventata una scelta quotidiana fatta di presenza silenziosa, ascolto attento e cuore costante.

Ci sono giornate difficili, fatte di stanchezza e responsabilità, in grado di rendermi vulnerabile, che a volte mi causano incertezza e fanno sì che io mi chieda se sia realmente questa la mia strada..

Poi però prende il sopravvento l’impagabile gioia dei sorrisi restituiti, dei “grazie” sussurrati, della fiducia negli occhi di chi si affida a te... ed è qui che svanisce ogni dubbio e mi ricordo perché ho scelto questo lavoro. Essere infermiera significa esserci, sempre. Con competenza, sì, ma soprattutto con umanità. Ed è questa umanità che rende ogni giorno speciale, anche nei momenti più bui e complessi. Chi sceglie di essere infermiere sceglie di prendersi cura del mondo, una persona alla volta.

"Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente sé stessa e percepisce la propria vita." — Hermann Hesse

 

Sarah Petrolesi

Infermiera UO. Medicina e Riab. Geriatrica

 

 

Qual è il valore aggiunto di questa professione?

Il valore aggiunto dell'infermieristica secondo me sta nel fatto che l'infermiere non si limita ad "eseguire le cure" ma integra competenze cliniche relazionali e organizzative empatiche. È una professione che ti permette di crescere emotivamente e lavorativamente in modo direttamente proporzionale.

 

Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni quotidiane?

Le difficoltà sono spesso correlate al funzionamento del lavoro in equipe, al confronto tra le varie figure che si trovano a dover collaborare tra loro. Le soddisfazioni invece derivano dal fatto che noi infermieri siamo spesso il punto di riferimento piú vicino per il paziente. Questo ci permette di creare fiducia, ridurre ansie e paure, migliorare la compliance dei nostri assistiti.

 

In che cosa senti di poter fare la differenza?

Sento che nell'ambito sanitario, sia sempre piú importante garantire un processo umano continuo e personalizzato per migliorare gli esiti clinici ma soprattutto l'esperienza del paziente. Dietro ogni storia, ogni patologia, ogni ricovero c'è una persona che lo sta affrontando con le proprie emozioni, dubbi e a volte preoccupazioni. Per questo noi possiamo sempre fare la differenza e dare il nostro contributo attraverso l'ascolto attivo.

 

Se vuoi, racconta un episodio o un'esperienza che ti è rimasta dentro o che ti ha segnato professionalmente o umanamente.

Personalmente le esperienze che piú mi hanno segnata in questi anni di lavoro sono state le urgenze. Assistere pazienti che realmente comprendono di essere tra la vita e la morte, spesso ti stringono la mano... Sono situazioni che ti forgiano umanamente e professionalmente perchè sei chiamato ad agire su imprevisti tempo dipendenti, spesso in autonomia, facendo affidamento solo sul tuo "sangue freddo" e sulle tue conoscenze. In quelle giornate è difficile tornare a casa e staccare i pensieri...

 

Martina Caraffini 

Infermiera UO. Medicina

 

 

Qual è il valore aggiunto di questa professione?

Mentre le altre figure intervengono solo in momenti specifici l’infermiere è colui che “abita” il tempo della cura. Il valore aggiunto associato alla nostra professione potrebbe identificarsi nella capacità di fare da ponte, fra quelli che sono gli aspetti medici e gli aspetti umani traducendo quello che è il piano terapeutico in gesti di conforto garantendo naturalmente la salute e la sicurezza del paziente ma principalmente garantendo la dignità di una persona che si trova in un momento di estrema vulnerabilità e fragilità.

 

Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni quotidiane?

Tra le principali difficoltà spesso ci ritroviamo di fronte a situazioni che fanno sì che l’infermiere si confronti quotidianamente con la sofferenza, con la malattia e, talvolta, con il fine vita e tutto ciò può portare a un forte stress psicologico come il burnout. Per quanto riguarda le soddisfazioni che dal mio punto di vista superano le difficoltà riscontrate nel quotidiano posso evidenziare; il “grazie silenzioso” ovvero uno sguardo di sollievo o una stretta di mano da parte della persona assistita quando il dolore diminuisce, ma anche la soddisfazione e la gioia di vedere un paziente che, dopo una fase critica e non solo, riesce a tornare a casa grazie anche alle tue cure. Per ultimo ma non per importanza il lavoro di squadra fa la sua parte, una parte fondamentale, una sorta di puzzle dove ogni pezzo anche se diverso, l’uno dall’altro, si incastra perfettamente al fine di ottenere lo stesso comune risultato.

 

In che cosa senti di poter fare la differenza?

Sento di poter fare la differenza applicando correttamente cioè che ho imparato in questi anni attraverso le conosce pratiche e le conoscenze teoriche, applicando correttamente e prediligendo un’assistenza varia e personalizzata, non curando il paziente al letto 32 ma curando il Signor Mario che ripone in me tutta la sua fiducia perché l’infermiere non è solo chi esegue una prescrizione, ma chi custodisce la vita nel suo momento più vulnerabile e solo quando riusciremo a riconoscere questa realtà capiremo il vero valore della professione infermieristica.

 

Teresa Piazza

Infermiera UO. Medicina e Riab. Geriatrica